e non pochi grassi interessi, dall'area mercato alla metropolitana, finanche bacini fluviali e opere abbastanza "grandi" da esser appetibili businnes, come lo scolmatore...

Il Decentramento sarebbe un'opportunità di partecipazione, pensare di arrivare all'idea di PortoAlegre magari è eccessivo ma pretendere di sapere e incidere sulle scelte che ci riguardano dovrebbe esser il minimo sindacale, credo.

giovedì 29 agosto 2013

mini-scolmatore: il Consiglio di Municipio approva la speculazione.



(l'intervento seguente è stato interrotto più volte, sino allo stop poco oltre la metà, dalla zelante presidenza del consiglio che ne ha rigidamente costretto i tempi in pochissimi minuti, censurando così le poche elaborazioni presenti in sala, tra cui la nostra, confidando che il poco tempo a disposizione dei consiglieri tenesse lontano possibili critiche... e il buon Doria non ha trovato certo poco compatibile con il pluralismo e la democrazia questo atteggiamento del Presidente, anzi ne ha colto i frutti, sigh!)

25 milioni, più 5 della regione, più un debito di 15 del comune, tutto x arrivare alla cifra minima necessaria, probabilmente sottostimata, x realizzare questo mini-scolmatore. Cosa ben diversa da quell'intervento previsto dal Programma di governo della coalizione: lo scolmatore del bisagno, x cui progetti e finanziamenti son già stati stabiliti da tempo.  Il cui costo era stimato in 153 milioni dal progetto definitivo del 2008, più 100 milioni destinati alle opere generali di riqualificazione idraulica e paesistica dell'alveo e del bacino:
si tratta del progetto Technital, che indica il costo in 153.427.629 euro; nel marzo dello stesso anno, il Consiglio superiore dei LLPP da il suo assenso preventivo ad un progetto complessivo del costo di 230 milioni riguardante scolmatore più le opere citate.
Dopo l'alluvione del 2011, si parla sempre della cifra complessiva di 230/250 milioni e si comincia a parlare di un primo stralcio dell'ammontare di 120 milioni relativo alla prima tratta.
Su questo era l'intesa del Programma.
E su queste basi si sarebbe potuto procedere ad un effettivo primo lotto dei lavori, con 120 milioni a disposizione.

Ora quel che l'amministrazione propone si tratta di un'altra cosa, di un'intervento diverso nell'origine del finanziamento, nei costi e negli obbiettivi. E soprattutto nella reale effettiva utilità.

Viene proposta l'idea di convogliare il Fereggiano verso Cso Italia, attraversando il sottosuolo sconosciuto di un territorio vasto e in equilibrio assai precario, con un tubo dalle dimensioni ridotte, che non riceverà i due rii rovare e noce e rimarrà a se stante quando verrà costruito lo scolmatore del bisagno, in quanto non sarà funzionale a questo.
Sono diverse le criticità riscontrate nel progetto, che sarebbero da analizzare e approfondire.
Ad esempio la sottostima dell'apporto di meteriale solido trasportato dal fereggiano che andrebbe ad intasare la "presa" dello scolmatore. Vero che il fiume scorre tra i palazzi che, a parte i probabili futuri smottamenti e crolli, di solito non rilasciano materiale, ma è anche vero che i due rii che determinano il flusso del fiume scorrono a valle di ripide e franose pendici, dove si contano almeno una decina di grossi smottamenti e da dove tonnellate di pietre, terra, rocce e alberi vengono trascinate violentemente a valle dalle piogge. La piena del 2011 ha infatti  alzato il livello del greto del fereggiano di almeno 50-70 centimetri: decine di tonnellate di legni e detriti sono stati in seguito asportati. Per non parlare di un'intero versante a picco costituito dai materiali di risulta della Cava e contenuto da muri costruiti negli anni 40. Ma queta è solo una delle problematiche non condivise nell'analisi con il territorio e la popolazione.

Rispetto al recupero dei Fondi necessari a quest'operazione, si fanno i conti della serva, 25 milioni di pianocittà (in realtà destinati alla riqualificazione urbana) ai quali si aggiungono soldi che non si hanno ancora, e sapendo che i costi aumenteranno si confida x lo + nella provvidenza...
A Genova si usa fare il passo che la gamba ci permette, e qui si va ben oltrte.
E con quale obbiettivo?
Evitare che il Fereggiano esondi.
Dimenticando l'intervento (14 milioni) della regione che ha appena finito di allargare l'alveo del fiume sino all'altezza di LargoMerlo, e quanto ciò sia stato determinante, prima nella fuoriuscita del rio a largoMerlo e poi della violenta pressione che ha determinato lo spumeggiare e la fuoriuscita del fiume in via fereggiano: dai tempi dei Romani sappiamo che la conduzione dell'acqua da un tubo grande ad uno piccolo ne moltiplica forza e pressione e da anni siamo consapevoli che l'alveo ed il franco idraulico consentiti al fiume sotto la copertura di via fereggiano siano insufficienti se non asfittici.

L'intervento proposto dal Comune raccoglierebbe le acque in quota a metà di via Pinetti... lasciando scoperto un lungo e pericoloso tratto, incurante che da lì in giù le diffuse violente fiumare, che si formano lungo le vie dove la regimentazione e la tombinatura per le acque bianche sono inesistenti, lo,.possano precipitare a valle (largo merlo) ed allagare l'allagabile, così lungo via fereggiano sino a corso sardegna: ricordiamo come ben prima che il fiume esondasse le situazioni di pericolo erano ecclatanti, con bus fermi e strade allagate, tanto che la forza dell'acqua in strada ha divelto i muretti d'argine facendoli crollare all'interno del fiume alimentando la portata dello stesso con un buon contributo in materiale solido (auto, moto, cassonetti, massi e rocce)
Quindi a mini-scolmatore realizzato Il risultato per la popolazione e sul territorio non sarebbe molto diverso da ciò che è già successo, purtroppo.

Sappiamo che per risolvere questa drammatica situazione occorre attuare il piano di bacino, compreso il grande scolmatore. Sappiamo che l' intervento oggi discusso non va in quella direzione. Sappiamo che un'operazione di questo tipo ha come obbiettivo prioritario la possibilità di "vendersi", per buone, le aree interessate dal problema e da questo vincolate, in primis l'ex mercato. E' un illusione il risanare centinaia di situazioni esasperate tramite un azzardo che vede poche possibilità di riuscita, con i finanziamenti messi in gioco: i costi son destinati ad aumentare con le criticità in corso d'opera, che già s'intravedono.
Del resto anche nella recente Conferenza dei Servizi i pareri erano discordanti, tanto che l'Ente che più ha competenza e conoscenza delle problematiche, la Provincia, si è espressa criticamente in loco e addirittura sui giornali.

Da tempo proposte alternative al mini-scolmatore , queste si, previste dal piano di bacino vengono elaborate da un ampio fronte di dissenso in cui esponenti di differenti realtà ne condividono la natura. Di fatto l'amministrazione le ha sottovalutate sino ad oggi.
Essenzialmente affermiamo che un risultato maggiore per il risanamento della valle del fereggiano lo si possa ottenere proseguendo l'intervento iniziato dalla regione con l'allargamento dell'alveo: 
Proseguire l'allargamento oltre largo merlo, raddoppiando la portata del torrente sia in via fereggiano che in via monticelli, e permettere l'affluenza al bisagno modificandone lo sbocco in questo.
Non ci sono impedimenti evidenti, sotto a quelle strade il fiume è costretto in tre miseri metri di larghezza contro i 13 metri disponibili (da marciapiede a marciapiede) e il franco idraulico della copertura è ormai ridotto dai sedimenti accumulati.
Basterebbe questo a far scorrere senza intoppi il fiume in piena sino al bisagno, pur raccogliendo le decine di rii e di caditoie che ne alimentano la portata.
E i costi sarebbero compatibili, compresa la realizzazione degli interventi diffusi a cui abbiamo accennato, dai crinali, ai versanti sino agli argini del rio.
Distribuendo inoltre lavoro, risorse, miglioramenti, in tutto il territorio della valle. Ottenendo che non esca una goccia d'acqua dall'alveo del fereggiano, anzi che la velocità con cui la pioggia viene convogliata al fiume dovuta alla impermeabilizzazione dei versanti non dia origine alle fiumare, pericolose già con le piogge di questi giorni...
L'unica vera obiezione che l'amministrazione può porre è che gli 80m3 al sec del fereggiano continuerebbero ad insistere sulla portata del bisagno, incidendo su alcuni nervi scoperti come Corte Lambruschini edificata in mezzo al fiume bisagno (!!) o come la copertura post-ferrovie che risulta obsoleta e x la quale erano previsti degli interventi sempre nel piano di bacino e nella sua originaria calendarizzazione...
Inoltre a statistiche avvedute risulta che sia x i tempi di deflusso sia per la non contemporaneità delle piogge difficilmente la piena del fereggiano va a sommarsi a quella del bisagno. Iindipendentemente dal contributo (80mt3 sec) del fereggiano nel bisagno (1200mt3 sec) se non si interviene sul bisagno non si risolve la questione. Di nuovo, vale la pena deviare il fereggiano di fronte a questa situazione e a questi numeri? Crediamo sia folle, oltre che sia uno spreco di denaro a fronte di un utilizzo oculato di questo, che darebbe risultati migliori e davvero propedeutici allo sviluppo del piano di bacino, finanche allo scolmatore originario.

Allora facciamo quel che ci compete coi fondi di piano città: riqualifichiamo davvero un enorme area, allargando l'alveo del fereggiano e ripristinando caditoie e regimentando acque bianche e nere, permeabilizziamo il suolo residuo e pensiamo al diradamento e agli interventi utili a questo! Inoltre i tempi di realizzazione sarebbero progressivi e relativamente brevi contro ai 7anni previsti x il miniscolmatore.
Sull'elaborazione di queste proposte il contributo di autorevoli professori ed esperti del settore ci conforta ogni giorno di più.



E se i nostri amministratori avessero un sussulto di dignità sarebbero a pestare i piedi a Roma e i pugni sulle scrivanie a Bruxelles! Perchè è da li che devono venire gli interventi maggiori, i fondi per il vero scolmatore e la volontà di realizzarlo! Noi facciamo il nostro, ci occupiamo della nostra città, per renderla sicura ma anche vivibile e accogliente per i propri abitanti, e i fondi ottenuti servono a questo... son pochi x genova tutta, ma forse per sistemare un minimo, concepire e pianificare uno sviluppo sostenibile e innovativo a partire dal dramma idrogeologico, per la valbisagno potrebbero magari bastare

Oggi rileviamo quanto il degenerare della situazione sia quotidiano, il degrado rende necessaria un'inversione di tendenza rispetto alle grandi soluzioni previste, occorre iniziare una sistematica e pianificata manutenzione del territorio, dare uno stop alla cementificazione delle colline e dei rii, praticare soluzioni sostenibili per garantire sicurezza agli abitanti delle aree a rischio


Non ci appare sensato ora rincorrere la chimera di un'iper-soluzione idraulica fascinosa quanto parziale e relativa, i cui risultati finali appaiono limitati e lontani nel tempo, impiegandoci inoltre tutte le risorse disponibili come in una disperata scommessa.
Noi chiediamo che realisticamente, non in contrasto con la grandeOpera sul Bisagno cmq prevista ma in misura complementare, quei soldi siano spesi per i lavori previsti dal Piano di Bacino: 
interventi diffusi come la regimentazione idraulica e naturalistica delle acque sui versanti, puntando nell'immediato sull'allargamento dell'Alveo del Fereggiano da L Merlo al Bisagno realizzabile in tempi brevi. 


Coscienti che questo risolverebbe il fereggiano ma non ci salverebbe dalla piena di 1200m3 del Bisagno, cmq sanerebbe l'abitabilità, il commercio, l'esistenza in un'ampia area e ci permetterebbe di sopravvivere quando le strade son pericolosi torrenti e i negozi son allagati!
In attesa che lo Stato trovi modo di finanziare interventi più impegnativi, potremmo almeno affrontare meglio la quotidianità.
Siamo stati riuniti arbitrariamente e frettolosamente a decidere quel che poco conosciamo e che poco è stato approfondito.
In realtà le opzioni da verificare sono quelle riguardanti gli interventi alternativi, risolutivi dell'emergenza anche se minori, per i quali i fondi a disposizione sono sufficienti, evitando ulteriori indebitamenti.

E' necessaria una Conferenza sulla questione prematuramente archiviata  e ridimensionata con il complicato "mini scolmatore" promosso dal Comune; xcui è utile un rinvio della votazione, tale da permettere a tutti di valutare e criticare, Questo non porta alla perdita dei finanziamenti, casomai ad uno slittamento dei lavori di qualche mese, a fronte di un cantiere che durerebbe cmq almeno 7anni.
Speriamo che oltre Legambiente, WWF e Rifondazione Comunista, M5S, che già hanno manifestato perplessità, altre voci del dissenso ragionato si facciano sentire, a stimolare la critica e la discussione che sin'ora l'Amministrazione ha evitato, pur richiamata dalla componente di maggioranza FdS/RC in molte sedi, ad un maggior confronto sul tema.

Voto di FdS/ PRC
CONTRARIO

giovedì 22 agosto 2013

Il mini-scolmatore per il Fereggiano: un "fuori programma" della Giunta Doria che va di fretta...

Oggi alla riunione capogruppo del Municipio bassa Valbisagno è stata notificato e discusso l'odg della 
seduta di consiglio di giovedì 29 cm, 
sull'approvazione del "miniscolmatore del Fereggiano"
da parte del Municipio bassa ValBisagno
in quanto ciò deve avvenire entro fine mese da parte del municipio per non inficiarne l'iter e doverne posticiparne i tempi di inizio (!), dove cmq verrebbe salvaguardato il finanziamento, la perdita del quale viene usata come spauracchio x intimorire i dubbiosi.
Il pres della Commissione Urbanistica (pd) non ha ritenuto opportuno (sigh) pur avendo avuto mesi di tempo per farlo, convocare una Commissione sul tema, sui risvolti politici e su quelli pratici giacchè la Commissione Comunale si era espressa da tempo, di conseguenza i Consiglieri di Municipio, tutti, son informati solo oggi con un cd ipertecnico da cui ricavarne con difficoltà elementi per giudicare la cosa: l'opera pubblica più importante e costosa che verrebbe di fatto attuata a Genova.
L'argomento per scusare la mancata prassi informativa e di dibattito sul Territorio è stata la rapidità dei tempi richiesta dallo stesso Comune e dal Ministero in primis, che pare ancora una volta poco sensibile al decentramento, se non come mera e inutile approvazione postuma di decisioni prese altrove, vanificando, con un dictat senza deroghe su un argomento 'sì importante, pure l'autorevolezza dell'Istituzione e del suo Presidente.
Rimane il momento di confronto pubblico dato dal Consiglio, che purtroppo
come espresso da alcuni Consiglieri di Maggioranza, è ininfluente: il percorso così come il progetto sono inemendabili.
Saranno presenti al Consiglio di Municipio il Sindaco Doria e l'Assessore Crivello.
Il Consiglio di Municipio è aperto al Pubblico.

venerdì 19 luglio 2013

Boscopelato: il ruolo dell'attuale Municipio bassa ValBisagno.


Rispetto al ruolo avuto dal Municipio bassaValBisagno sulle vicende legate al funesto cantiere per silos in Pzza Solari, ho trovato quantomeno strumentale da parte di qualcuno in Aula accusare di carenza e superficialità L'ATTUALE Consiglio dell' Ente decentrato. Credo che la inedita buona pratica della diffusione di informazioni così come del coinvolgimento e ascolto degli Abitanti del quartiere abbia avuto inizio proprio dall'iniziativa del Municipio su quel progetto, certo suscettibile di miglioramenti, ancora distante dalle scelte condivise e partecipate di un Comune moderno e efficiente.

Di fatto lo strumento dell'Assemblea pubblica messo in atto da subito, in cui il Municipio ha invitato l'Istituto a rendere davvero pubblico quel che c'era da sapere, con proiezioni e informazioni a disposizione degli abitanti anch'essi coinvolti, ha permesso che il dissenso trovasse modo di esprimersi, anche dentro lo stesso Consiglio: in maggioranza con il PRC contrario, insieme a M5S della minoranza. E' in quell'occasione che, tra gli argomenti sostenuti dal Comitato boscopelato, è emersa la testimonianza di un anziano sul corso d'acqua, il piccolo canneto e l'infanzia passata a pescar le rane. 
Proprio quel ricordo dai tratti bucolici da origine all'elemento oggi fondamentale :) 

Aggiungo che anche rispetto al brutto Documento approvato da una parte del Consiglio (escluse m5s e prc), nel contenuto insieme a velleitari "vincoli" di controllo, il Municipio3 ha cmq deliberato che nel caso fosse accorso un nuovo fatto rispetto all'equilibrio geologico dell'area, come la presenza di un rivo sotterraneo, tutto sarebbe stato rimesso in discussione. 
Va a merito dei firmatari l'averlo dichiarato consapevolmente, giacchè è giusto il caso all'attualità. 
Pur nei giochi politici il Municipio ha agito nella direzione corretta.

Ciò non esime il precedente Pres di Municip. Massardo e la sua Giunta dalla responsabilità di aver disatteso qualsiasi diritto di trasparenza e partecipazione ai Cittadini, non solo su Pzza Solari, ma di averlo assunto come 'metodo di governo' nel quinquennio passato. 
Giudizio politico già espresso dal PRC in più sedi ed in base al quale perseguiamo la discontinuità e il cambiamento, ancora all'interno di una Maggioranza costruita su un progetto di cambiamento, che rischia però di venir affossato dalle pseudo-amichevolezze da cui è circondata, quasi assediata, ed alle quali si rischia in qualche modo purtroppo di dar credito e sponda quando si abdica alla propria sovranità in nome di compromessi di difficile comprensione.

Una nuova Commissione 2 in Municipio con i nuovi elementi a disposizione servirebbe a riportare prossimità dell'istituzione alle persone e rispettosa confidenza reciproca, credo.

capogruppo PRC/FdS
Municipio bassaValBisagno

giovedì 18 luglio 2013

boscopelato in Commissione Urbanistica, nuovamente :)

E' di ieri la Commissione2 a palazzo Tursi sull'aggiornamento dell'iter e della discussione sulla proposta di realizzazione di un silos-park da 180 postiauto, limitrofo a Pzza Solari, sbancando 16mila tonnellate di roccia e terra ai piedi della iper-edificata collina.

Diversi gli interventi da parte dei Cosiglieri e alcune relazioni da parte del Comitato e dell'Istituto commissionario del Progetto. Presto i dettagli.
Ma spiccano almeno a me, in qualità di referente di Rifondazione sul territorio presente in Aula, le tristissime  dichiarazioni dell'Assessore all'Urbanistica nonchè Vicesindaco in relazione alla procedura e alla questione in sè.
Intanto a suo dire che pare sia conseguenziale e giocoforza approvare e continuare le scellerate scelte dell'Amministrazione precedente, dichiarando una continuità che vanifica speranze e progettualità del fantomatico "nuovo corso", che faceva della partecipazione civica alle scelte un cavallo di battaglia, poi prosegue sminuendo ulteriormente il decentramento quando dice che "potevamo chiuderla lì" all'interno del Palazzo, senza avvertir chicchessia, e ancora grazie che invece ci siamo resi disponibili... come se questo fosse "bontà loro". Infine si dichiara completamente sordo alle istanze degli Abitanti come alle perplessità dei Consiglieri pure di maggioranza, sentenziando l'impossibilità di arrivare ad un opzione zero, considerando l'incisività delle rivendicazioni ridotta ai dettagli d'arredamento dell'opera! 
E meno male che ha fatto 10 nelle Circoscrizioni, sarà stata una dura esperienza per segnarlo così.
Si commentano da sole.

Nella Commissione Comunale2 dopo il sopralluogo sul sito, la sensibilità è cambiata, probabilmente è bastato che i Consiglieri Comunali si rendessero conto della realtà dei fatti per modificare un primo approccio alla questione che pareva in generale almeno possibilista rispetto al via ai lavori.
Di fatto mi sembra che la situazione presentata ieri in Commissione sia questa: FdS, Sel, idv, lista Doria e qualcuno pure del PD, oltre che M5S e il Consigliere Grillo, pare siano per un diniego a costruire in linea di massima. A onor del vero il Cons Villa ha addirittura chiesto un documento politico in cui si esprima l'inopportunità dell'opera.
Comunque, ciononostante, un Vicesindaco irriducibile e il Partito Del cemento hanno la meglio sull'intero Consiglio Comunale, pare. Che sia ancora questa la vera maggioranza?

Molteplici e di spessore sono gli argomenti del dissenso (meno lo sono quelli dell'espero chimico ambientale del Contubernio, rasente il ridicolo), purtroppo però si prestano all'estenuante gioco degli esperti opposti, lo scoglio vero su cui si può infranger il progetto, il discrimine x cui la cosa non si potrà o si potrà fare è ancora la questione idrogeologica: 
il nuovo puc imminente ne proibirebbe assolutamente lo sbancamento, 
l'area è dopo il 2011cmq vincolata dall'equilibrio precario di tutta la collina,
e la presenza del corso d'acqua carsico è "la livella" per il nefasto progetto, in quanto pur Rivo declassato (e nn vuol dir niente) se ne è perso il pecorso (!).
Probabilmente è su questo elemento che ora i tecnici comunali dovranno dare parere. Pare entro l'anno.
La minaccia da parte dell'Impresa di chieder danni dovuti all'eventuale diniego che arrivasse all'ultimo., sappiamo che è uno spauracchio così come si sono evidenziati precedenti su come si possano definitivamente affossare dei progetti in apparenza già conclusi a fronte di buone ragioni.

Antonio Bruno, FdS, Presidente Commissione2, mi pare abbia ben condotto a questo punto la cosa.
Il Comitato ha saputo coinvolgere e mobilitare le persone, diffondendo consapevolezza e impegno civile.
Le Associazioni sono presenti da sempre a presidiare il territorio.
Noi ci siamo, discreti e rispettosi ma presenti e pronti :)
Ora dobbiamo diventare consapevoli del fatto che siamo in tanti a volere modificare "la rotta".

PRC/FdS
bassaValBisagno
giuseppe pittaluga


venerdì 5 luglio 2013

Val Bisagno, ieri oggi domani

Qui in Val Bisagno, lasciata x sua fortuna un pò indietro rispetto allo sviluppo industriale della Città di Ponente e dove incontriamo le industrie e le attività lentamente dismesse, si riflette la rivendicazione di fondo sulle aree ex produttive: o creano produzione o tornano alla città, creando valore aggiunto all'esistente almeno. 
Ex mercato, ex boero, gli edifici dell'enel, cave cementifere, lo sono tutte.
Nella Val Bisagno si potrebbe oltre che rinnovare la produzione rurale in collina (diverse piccole aziende hanno resistito), incentivare l'insediamento di produzioni ad alta tecnologia, nel bio-medicale (una realtà già esiste) come nel piccolo-medio artigianato, o nelle produzioni di "tecnologia verdi", nelle aree ora liberate dai precedenti utilizzatori; così come investire nel rinnovamento della filiera dei rifiuti urbani e del trasporto pubblico, che vede già la presenza storica in valle dei dipendenti e delle strutture. 

Entrambi le prospettive sono certamente meno invasive dei capannoni commerciali tipo Valpolcevera e danno prospettive di lavoro qualificato e di sviluppo del territorio sostenibili e durature, supportate da una buona capacità di accoglienza e tolleranza di flussi nella valle che verrebbe ottimizzata dalla tranvia di collegamento con il centro città, a metro e treno.
Chiaramente l'Amministrazione si muove in direzione opposta: capannoni commerciali e stradone dritte a questi, tagliando fuori tutto il resto.

Così a Terralba, dove la peculiarità sta nel fatto che trenitalia rivendica la proprietà dell'area e il conseguenziale sfruttamento immobiliare-commerciale per fare profitti, di fatto alienandola dal contesto per cui ancora esiste.
Il Comune dovrebbe sentire il dovere allora di espropiare alla suddetta società il lotto non interessato direttamente all'attività ferroviaria per restituirla alla collettività, alla Città. I motivi sono molti, dall'abbandono della mission originale a cui era destinata, al problema del dissesto idrogeo e della fragilità dell'area stessa, alla necessità di creare opportunità di lavoro senza alimentare il degrado urbanistico. Il Comune riappropriatosi del territorio, potrebbe fare un bando europeo per insediare in loco Aziende ad alta tecnologia, aziende start-up, magari concedendo agevolazioni e mettendo vincoli ai volumi e alle altezze dei probabili edifici, offrendo di fatto all'industria bio-medicale e alle green-factory un sito centrale, ottimamente collegato e limitrofo al SMartino e alle facoltà Universitarie.

E' necessario ri-progettare e ri-pensare le scelte e la direzione intrapresa dal "blocco ottuso" dallo status quo che continua, nonostante l'illusione Doria, a governare con Chiesa, pseudo-imprenditori e Palazzinari vari, questa Città.
Serve un periodo di progettazione diffusa e partecipata, tra le persone, le associazioni e le Istituzioni, per arrivare velocemente ad un Progetto di Città, probabilmente allora realmente "smart" e condiviso.

giuseppe pittaluga
FdS/PRC
bassa ValBisagno

Villa Imperiale e il suo Edificio del 500

Ad attenzione di Assessore.
Oggetto : Palazzo di Villa Imperiale,

Gentile assessore,
come già evidenziato informalmente in più situazioni, le condizioni del Palazzo di Villa imperiale non sono delle migliori, nonostante l'intervento di restauro dell'edificio non abbia ancora passato i 10 anni.
La criticità maggiore e più insidiosa è rappresentata dalle infiltrazioni di umidità, visibili anche dall'esterno lungo il perimetro. Queste condizionano nei locali sotterranei la conservazione di volumi pregiati e storici oltre che degradare gli intonaci e la struttura stessa.
Sarebbe buona pratica come Municipio, qual'ora ci fossero le condizioni contrattuali di una possibile attuale responsabilità della/e aziende partecipi al restauro, stimolare l'Ente Comunale a rivendicarne l'istanza in tempi utili ad ottenerne buon esito. 
Intanto nell'immediato richiedere di verificarne le clausole contrattuali confrontandole con le oggettive criticità in essere.
A salvaguardia di un Patrimonio collettivo di pregio e di diffusa utilità, e di una maggiore attenta verifica della spesa pubblica.
Certo della sensibilità più volte dimostrata
cordialmente,
giuseppe pittaluga
PRC/FdS
bassaValBisagno

Colline & Degrado

All'attenzione di Commissario Provicia Genova

Buongiorno,
Vi scrivo per segnalare quanto sta accadendo nei pressi dell'area collinare sopra Quezzi denominata "leamara" esattamente nelle vicinanze della "cappelletta dei cacciatori". Il luogo è raggiungibile superando la Torretta e proseguendo la via sino al sito, oppure dalla piazza di sant'Eusebio tramite uno sterrato che attraversa la pineta, verso il Forte Ratti. 
Ricordo c'era sino a poco tempo fa uno scoglio dove sostare in cui una lapide ricordava qualcosa, a pochi metri dalla cappelletta. Ora tutto l'angolo è stato"sbancato", ci sono pietroni accatastati a tergo, alcuni alberi sono stati tagliati, e nell'insieme il degrado è evidente. 
Non pare frutto dei "lavori" che, senza segnaletica, forse stanno effettuando nell'edificio lì accanto, dove comunque hanno realizzato alla ben'e'meglio una strada tagliando con uno scavatore in diagonale la collina, senza nessun apparente criterio nè drenaggio, in cui s'inoltrano un fuoristrada e alcuni mezzi meccanici pr raggiungere un rudere nel bosco limitrofo, verso l'acquedotto.
Di fatto ora un angolino in cui negli anni le persone hanno goduto di bellezza e tranquillità pare divenuto terra di nessuno, ed è un peccato, decine di persone passano quel tratto nelle belle giornate, a piedi, a cavallo e in bici; se un imprenditore coraggioso ne facesse un punto di ristoro gioverebbe a tutti, sempre che ciò avvenga nel rispetto di regole e buon senso. Farne un territorio furbescamente privatizzato è un'altra cosa, speriamo che ciò non possa avverire.
Certo della vostra comprensione,
Cordialmente,
Giuseppe Pittaluga
Capogruppo PRC/FdS
Municipio BassaValBisagno

venerdì 7 giugno 2013

Istituto Contubernio D'Albertis e l'area di BoscoPelato

Lettera aperta all' Istituto Contubernio D'Albertis
Gentile Amministratore. Delegato,
Signori dell'Istituto,

A proposito della contesa dialettica in atto.
Vi sarete resi conto di come lo stop all'iter e la ripresa della discussione sull'iniziativa da parte Vostra di avviare un Progetto per un mega-silos parzialmente interrato che andrebbe a sbancare il piede scosceso della collina sia più che giustificato all'emergere di un argomentato dissenso e a molteplici e diffuse perplessità.
Da parte mia (delegato di PRC/FdS) la contrarietà a qualunque ulteriore sbancamento è stata espressa da subito, così come da parte Vostra la certezza di non essere Voi ad aver dissodato ed edificato l'intera collina in maniera dissennata, anzi sostenete giustamente che l'Istituto è una vittima di questo malcostume urbanistico, quella bella foto inizio 900 che spesso presentate rende giustizia ad un edificio storico e bello in un contesto purtroppo oggi derubato delle sue peculiarità.
Ma allora, mi permetto di chiederVi, perchè mai vi ostinate a voler contribuire a questo scempio che ha devastato i Vostri luoghi natii? perchè dare l'ennesimo colpo all'equilibrio  drasticamente compromesso del territorio che Vi da ragione d'esistere e Vi ospita? Ho la presunzione di pensare che dovreste forse esser Voi il portabandiera di una progettazione di risanamento, di diradamento più che di edificazione; sarebbe forse il Vostro interesse ambire al recupero di spazio e di respiro ambientale, come ad una dimensione ideale dove poter ancora perseguire gli obbiettivi che l'Istituto si pone.

La contingenza economica magari pretende soluzioni poco mediate ci pare di capire, e Voi ribadite che di contingenza si tratta, ricordando la natura no-profit della Fondazione. E questo Vi impedisce di cambiare rotta e risponder di no a costruttori e Banche, forse.
Con infinita modestia suggeriamo la possibilità di riporre le priorità nell'ordine gerarchico per cui l'emergenza si pianifica con prospettive differenti, in orizzonti più ampi, mantenendo fede alla "mission" fondante, e ai nostri giorni a permetterne la pratica si è costituita in Organismi funzionali la Finanza Etica.

Allora reperire risorse potrebbe coincidere con investirne nel futuro,
rendere certo e univoco il valore delle aree verdi di cui è circondato l'Istituto, cioè davvero "valorizzarle", magari cominciando a chiederne i vincoli agricoli, che ne permettano la trasformazione in una moderna fattoria-scuola, dove magari si potrebbe gestire il lavoro per piccole produzioni di pregio (lì vicino in un paio di serre esiste il basilico dop "del Monte") e operare in una agricoltura cittadina e di nicchia in sinergia con le metodologie educative dell'Istituto, che si porrebbe pilota in una moderna concezione di educazione ambientale urbana, che allora in pochi anni avrebbe conservato un patrimonio verde e trasformato quelle aree in un "valore aggiunto" di strategica importanza a livello educativo, mediatico, economico, e credo alla fine anche immobiliare. Tutto questo magari con l'ausilio delle Istituzioni e la collaborazione degli Abitanti.
Questo è solo un'ipotesi, un esempio per ribadire che le soluzioni esistono, a saperle cercare.
Sarebbe però necessario avere il coraggio, anche imprenditoriale, di scommettere sul futuro di un Territorio, e la consapevolezza di avere un domani possibile, e la saggezza di non voler contribuire invece a dismettere ogni aspettativa.

Certo l'intervento da Voi previsto è (forse) la via più rapida per recuperare capitale, pochi maledetti e subito, ma immagino che vi rendiate sicuramente conto di quanto i primi due aggettivi rischino di diventare particolarmente calzanti alla situazione; così come credo siate certamente coscienti che altre strade per ottenere lo stesso risultato sono realisticamente praticabili, abbandonando da parte Vostra le velleità immobiliari e i costruttori voraci, dimostrando assennata lungimiranza.
A Genova abbiamo da sempre di fronte il mare, invece di bloccarci qui ci ha permesso di conoscere il mondo intero.

giuseppe pittaluga


mercoledì 5 giugno 2013

intervento PRC a Commissione su box in Piazza Solari


In Commissione quest'oggi mi è stato chiesto un parere sulla opportunità di rivedere o meno l'intervento edilizio-immobiliare previsto in Piazza Solari,
potevo esprimermi in quanto abitante del luogo per oltre trent'anni e riferimento territoriale per FdS, in quel contesto il ruolo viene definito come "esperto".
Avendo come Rifondazione espresso già più volte le ns considerazioni e non essendo poi tanto capace di parlar a braccio in genere, ho letto, pur non essendo bravo neanche a leggere, una breve dichiarazione che vi riporto appresso. (giuseppe)



"L'elaborazione che abbiamo in questi mesi realizzato con il territorio ci porta a sostenere, viste le condizioni di continue frane e crolli (recente quello di Via Varese, nei pressi di P Solari), che sia necessario fermare qualunque iniziativa di sbancamento della collina.
Anzi è ora il caso di verificare quanto l'offensiva speculativa degli ultimi 2oanni abbia inciso sulle condizioni di sicurezza della collina stessa, già edificata, scavata e sbancata oltremodo.
Se c'è un lavoro davvero di utilità pubblica è risanare il sanabile e non ostinarsi a perseguire un modello che più che valorizzare le aree verdi le "monetizza", più ancora per il costruttore che per il proprietario, danneggiando però la collettività, nella qualità della vita quotidiana degli abitanti e nelle loro prospettive esistenziali future."

BoscoPelato, l'anno zero?


veduta della città dalla Madonna del Monte
Su invito del Pres. di Comm. Antonio Bruno (FdS) e come referente di area del Partito,  ho passato una mattinata interessante alla Commissione Comunale a Tursi,  
su boscopelato e il progetto di sbancamento della collina previsto,dove finalmente a controcanto della grigia nenia 
"è già tutto ormai deciso"
s'apron inaspettati orizzonti di dubbio e perplessità! :)
diverse le voci se non critiche almeno interrogative, 
alcuni tecnici esterni e diversi consiglieri anche di Maggioranza,
(nonostante "qualcuno", stranamente lì presente, a mezza voce sostenesse con scarso appeel che il progetto non era poi così brutto (!)ed ovviamente la contrarietà tout-court 
con argomentazioni analoghe, del Comitato stesso, di Rifondazione e di M5s,
argomenti riassunti nella nostra prima dichiarazione in Municipio 
e ripresi nelle diverse tematiche un pò da tutti gli interventi..

Cmq oggi l'azienda costruttrice avrebbero dovuto avere in "consegna" i lavori...
invece proprio perchè la Commissione2 ha considerato il dissenso come vasto e motivato, x ora si ci vede almeno ancora un paio di volte 
e si discutono con più cognizione di causa gli aspetti maggiormente critici.
Pare che si riesca allora ad incidere sulla realtà più di quanto vorrebbero farci credere.
Una vittoria già li x sè.

La battaglia è lunga e l'obbiettivo realistico potrebbe essere quello di fare del caso di Piazza Solari
il primo di non luogo a procedere, il primo di un'inversione di tendenza necessaria 
per continuare ad abitare i nostri quartieri: impedire lo sfruttamento immobiliare del sottosuolo, 
fermare sbancamenti e movimentazione terre 
e risanare, restaurare, organizzare diversamente gli spazi,
rimettere in sicurezza le ampie aree di territorio in equilibrio precario. 

Questo sarebbe il volano per creare lavoro nei territori, diffuso e capillare,  
che premia un imprenditoria moderna e consapevole, 
che permette la formazione e l'aggiornamento necessari e la manodopera qualificata (e ben retribuita).
Invece c'è chi ancora insiste a presentare come "portatori di occupazione" grossolani speculatori palazzinari,
che 'al risparmio' inondano di cemento i territori
creando strutture obsolete dal destino fatiscente e dannoso,
delle quali le popolazioni dovranno presto smaltirne i residuati marciscenti 
come fossero scorie di scelte scellerate.

g,