e non pochi grassi interessi, dall'area mercato alla metropolitana, finanche bacini fluviali e opere abbastanza "grandi" da esser appetibili businnes, come lo scolmatore...

Il Decentramento sarebbe un'opportunità di partecipazione, pensare di arrivare all'idea di PortoAlegre magari è eccessivo ma pretendere di sapere e incidere sulle scelte che ci riguardano dovrebbe esser il minimo sindacale, credo.

martedì 13 dicembre 2016

il destino del ponte sul Molinetto



Ultrasecolare, ferito dall'alluvione: ma il Comune non lo restaura

Quezzi, il destino del ponte sul Molinetto 'sorpassato' da una rampa di cemento

di Fabio Canessa
domenica 11 dicembre 2016

A Genova Quezzi c'è preoccupazione per lo storico ponte sul rio Molinetto: danneggiato dall'alluvione, mai più restaurato, ora il Comune vuole sostituirlo con una rampa carrabile. I cittadini però storcono il naso: "Non ci fidiamo, abbiamo paura di restare di nuovo isolati".

GENOVA - Che ne sarà dell’antichissimo ponte sul rio Molinetto a Quezzi? Se lo chiedono i residenti dell'omonima via sulle alture di Genova, sempre più preoccupati. L’arco in pietra resiste da oltre 800 anni ed è sempre stato l’unico modo per raggiungere le case a monte con motorini e mezzi agricoli. Nel 2011 l’alluvione lo travolse. Danni lievi, eppure l’isolamento è durato 15 mesi prima che il Comune mettesse una passerella metallica in attesa dello sperato restauro. Ma adesso l’amministrazione sembra aver cambiato i piani.
La soluzione, già emersa negli scorsi mesi, è stata confermata nell'ultima riunione in Municipio. Il progetto prevede di abbattere tre edifici sulla sponda sinistra del rio, poco prima della confluenza nel Fereggiano, per poi costruire una rampa carrabile al posto delle scalette esistenti. In pratica un accesso carrabile a un'antica creusa che non lo sarebbe, anche se tutti l'hanno sempre usata a questo scopo, compresi i mezzi dell'Amiu. 
Ma gli abitanti vorrebbero tenersi stretto il loro ponte, documentato prima del 1200 e ancora al suo posto dopo tanti secoli. Dargli una sistemata costerebbe anche meno, visto che per costruire la rampa sarebbero a disposizione ben 254 mila euro. "Chi deve accedere con un mezzo non può usare le scale e quindi ha sempre usato il ponte - dice Giuseppe Pittaluga, residente oltre che consigliere municipale di Prc - ma l'amministrazione non vuole ristrutturarlo, e così lo condanna all'abbandono. Uno degli edifici da abbattere è abusivo, ma gli altri due andrebbero espropriate alle famiglie che abitano qui. Poi la rampa partirebbe in curva, che non è certo l'ideale".
Il ponte, dicono i tecnici, non lascia abbastanza spazio al deflusso e quindi non si può usare, a meno di non abbassare l’alveo, soluzione finora ignorata. Abbatterlo non si può perché è vincolato dalla Soprintendenza. Eppure nessuno, prima del 2011, aveva lamentato problemi. "Quel 4 novembre - racconta Pittaluga - la strada stessa si trasformò in un fiume. I muretti sono caduti dentro il rio spinti dalla forza dell'acqua che scendeva lungo via del Molinetto. La quantità di fango e detriti che arrivava qui era impressionante". 

Con la rampa, dicono gli abitanti, si rischia di peggiorare la situazione. Da una parte verrebbero ostruite le vie di fuga per l'acqua nella parte iniziale della strada, che combaciano alle scalette con cui si accede ai vecchi trogoli. La rampa stessa, poi, diventerebbe uno scivolo per l'acqua, come in parte successo già nel 2011 quando all'imboccatura del ponte scendeva di tutto dalla vicina via Fontanarossa. Dall'altra ci sono ben altri timori: "Secondo noi la rampa serve in prospettiva per costruire un nuovo parcheggio". E siccome non c'è altro spazio, bisognerebbe farlo a sbalzo sul greto del Molinetto. 

Nel 2011 questa via visse un'odissea durata oltre un anno. Col ponte inagibile - impossibile camminarci in sicurezza anche se la struttura è del tutto integra - la gente del posto poteva raggiungere case e terreni solamente a piedi. 
E il timore è che possa accadere di nuovo: "La nostra preoccupazione - dice Pittaluga - è che alla fine non si faccia né l'uno né l'altro. Perché sul ponte non c'è nulla di scritto. E noi rischiamo di mangiare questa minestra o saltare dalla finestra".

domenica 27 novembre 2016

Nuove Periferie





Nuove Periferie
Estate, piena, un pomeriggio di luglio inoltrato mi pare che fosse, sono con Paola, un appartamento in un condominio affollato in città, quella città un pò ai bordi in quartieri cmq popolosissimi.
I park sono pieni e dunque la gente è a casa. E' ora di pranzo, le finestre tutte aperte, e dopo qualche minuto che suona ripetutivamente mi accorgo di un campanello insistente, al piano di sopra o in quello di sotto.
Mi viene in mente che se fossimo ora in un borgo, anche povero e lontano, il caso di un viandante che bussa e scampanella con insistenza ad una delle case del villaggio, avrebbe sicuramente richiamato subito l'attenzione magari della vicina, o di qualcuno del luogo, ed in pochi momenti il visitatore otterrebbe indicazioni e risposte. Non so, tipo che l'inquilino è uscito, che è in vacanza, o è a letto e nn puo rispondere, o che dorme il pomeriggio che lavora di notte... Insomma un po anche forse xchè nei paesi non si ci fa i fatti propri, un po xchè la preoccupazione di uno diventa la preoccupazione di tutti, almeno di quelli che son lì nei pressi.
Di fatto il tipo che suona e il tipo che non risponde... non sarebbero soli.
Invece. invece rifletto che l'insistenza potrebbe essere sintomo di un emergenza, ma che pur essendo in centinaia ammassati vicini vicini, con pareti sottili che senti russare quello di là... nessuno al momento si sente coinvolto, anzi forse nessuno si accorge che suona o ne è anche infastidito.
Paola è donna xciò, mentre io cogito sulla nascita di nuove periferie mentali in luogo di un'urbanizzazione velleitaria, lei esce in fretta sul ballatoio ed individua al piano di sotto il padre del adolescente che abita lì, preoccupatissimo: la figlia non risponde e la porta è chiusa dal interno!
Chiamo entrambi in casa e velocemente recuperiamo ed appoggiamo una scala tra un poggiolo e l'altro in modo che il coraggioso padre possa arrivare al proprio davanzale, scardinare la persiana del bagno ed entrare così in casa sua...
La ragazza con le cuffie e la musica a stecca ballava allegramente nella sua cameretta. Bene.
Non aveva sentito e non si era accorta di nulla.
Tralascio le urla del padre, e non sono a conoscenza delle terribili sanzioni famigliari applicate in seguito.
Ma per un attimo in quel frangente, semplicemente con l'agire determinato, si è rotta l'egemonia della solitudine egoista che crea davvero la periferia mentale in cui ci stanno rinchiudendo tutti, forse è il primo passo per demolire e trasformare i nostri territori, abusati e marginalizzati.
g,

Quezzi frana. E non è una novità.




Rischio crollo di un palazzo a Quezzi.

Nella notte circa 200 persone sono state evacuate con mezzi amt dalle loro abitazioni, tra via S.Fontanarossa e via Chiapparolo a Quezzi.  
Una frana ha trascinato una porzione di terreno scoprendo le fondamenta di un condominio, in evidente degrado. 
Il palazzo stesso ed altri due limitrofi sono stati allora sgomberati.
Quella di stanotte potrebbe essere una criticità sintomatica abbastanza evidente.

Come avevo evidenziato, 15 gg fa una frana sottostante, a ridosso dell'argine del torrente Ferregiano, aveva allarmato invano gli Abitanti, andando a ostruire l'alveo per fortuna asciutto e demolendo l'argine.
Ma è solo un tassello nella cronostoria evidente del crollo pezzo a pezzo di un quartiere vittima di "esasperazione edilizia".

Già nel 2011 appresso alla devastante pioggia foriera di tragedie, iniziammo a sostenere quanto fosse prioritario operare sui crinali, sui versanti, sugli argini e sull'alveo torrentizio,  lavori da pianificare per attuare un disegno complessivo di intervento, individuando momenti e situazioni dove intervenire. In maniera rapida.
Allora furono rilevate decine di frane e smottamenti in tutto il bacino del Ferregiano, in tutti i pendii e le scarpate limitrofe all'abitato, da esperti geologi di Spezia arrivati apposta. E concludere che la morfologia del territorio non fosse diversa pochi metri piu in là, dove i palazzi e gli accessi hanno ricoperto la collina non era poi difficile. 

E su questo sino a ieri, ad oggi, io, il PRC, NuovaEcologia, il WWF, in Municipio e in Comune abbiamo insistito ostinatamente. Da anni, e da soli contro un muro di gomma. che neanche esperti di fama internazionale hanno incrinato. 
Derisi e stigmatizzati da un Amministrazione miope quanto arrogante della propria sicumera, dedita a ipersoluzioni ecclatanti quanto poco utili, non ci arrendiamo, sappiamo che la direzione da prendere è esattamente opposta da quella prospettata.. 
La loro propaganda costosissima e fuorviante dà oggi il frutto tossico nello Scolmatore del Ferregiano: un grande buco a fondo Valle, dove a sto punto finiranno le tonnellate di detriti di un quartiere che pezzo a pezzo sta crollando!

E quando Lorsignori parlano di interventi diffusi, sappiamo che si limitano a spot qui e là, al rifacimento muri ancor piu pesanti e rigidi (Finocchiara, Ferreggiano), a restringimenti di alveo e caditoie (SommaUrgenza, basso Ferregiano), al rilascio di permessi ai privati x farci un pò di tutto (Leamara...), addirittura rendendo carrabili e parcheggiabili delle creuse a fianco dei torrenti (Molinetto)... in una area considerata fragilissima ed estremamente critica.
Forse un palazzo ogni quattro andrebbe abbattuto, e lo spazio ottenuto destinato al risanamento territoriale. Sicuramente la seconda ondata di palazzinari che ha sfruttato gli angusti spazi lasciati ancora liberi dalla prima urbanizzazione ha costruito su scarpate, su terra di riporto, su sbancamenti senza criterio della collina, e non è successo tanti anni fa, sono i palazzi piu nuovi, come lo sono i box interrati e le piattaforme park ricavate su detriti accumulati, per i quali il Comune ha rilasciato regolari insensati permessi.

Certamente consideriamo ancora di piu oggi una assoluta priorità il risanamento ambientale, l'unica grande e diffusa Opera a cui siamo interessati! Non una messa in sicurezza per mantenere interessi altrui, ma una modifica di rotta, realizzata nei fatti, una ricostruzione di spazi, di diritti,  di possibilità e prospettive a misura di Abitante e non asservita alla speculazione e agli interessi egoisti e privati.

Lavoro, territorio, diritti, socialità e sicurezza, sono facce dello stesso prisma, nessuno di questi fattori va sacrificato al mantenimento dello status quo, alla monetizzazione dell'esistenza, alla produzione di emergenze utili agli affari di pochi!

GiuseppePittalugaCapogruppoPRCbassaValBisagno



domenica 13 novembre 2016

Interventi pianificati ed incruenti per contrastare la recente caduta di dignità degli ungulati nostrani.



"Ciascun gruppo occupa un proprio territorio, che si estende su un'area di una ventina di chilometri quadrati circa d'ampiezza e viene delimitato tramite secrezioni odorose della zona labiale ed anale: i territori dei maschi sono solitamente più grandi di quelli delle femmine, anche del doppio. Generalmente, il gruppo rimane nello stesso territorio finché le risorse sono sufficienti al proprio sostentamento, per poi abbandonarlo alla ricerca di aree più ricche di cibo qualora la disponibilità alimentare diminuisca: questo spiega l'apparizione improvvisa di cinghiali in aree dove storicamentela loro presenza non è contemplata."Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L'ungulato genovese, da un paio d'anni almeno, pare si sia stabilizzato nel territorio limitrofo alla Città, di conseguenza ha tracciato e ripercorre abitualmente dei semplici "corridoi" abbastanza coerenti che lo portano agevolmente dalla campagna circostante alla nuova fonte di cibo a costo zero; abbiamo verificato che questi sentieri sono individuabili facilmente con sopralluoghi e i passaggi variano al max di qualche metro uno dall'altro. 

A valle di questi corridoi olfattivi i cinghiali trovano i primi cassonetti della spazzatura e la città meno urbanizzata, queste strade collinari portano inevitabilmente ai quartieri piu popolosi, al traffico, e al contatto con la popolazione umana e urbana
A monte di questi pochi e "storicizzati" passi, abbiamo verificato l'esistenza di terrazze e fasce, frutteti, ampi spazi e varietà di vegetazione, purtroppo ora in assoluto abbandono, dove rovi, crolli, incuria, rendono poco praticabile anche ai gruppi di cinghiali il territorio, e poco disponibili le sue risorse, anche se il tutto si estende per alcuni kilometri

Questa  crediamo sia la dinamica che porta i branchi ad avvicinarsi oltremodo alle abitazioni: l'opportunismo alimentare spinge l'animale ad abbandonare sicurezza e abitudini silvestri verso la facilità di approvvigionamento data dalla prossimità umana.
I cuccioli condotti su questi sentieri verso questi obbiettivi memorizzano l'abitudine alimentare e ne fanno la propria strategia, riproducendola sugli esemplari della generazione sucessiva. Rischiando l'aumento esponenziale del fenomeno, considerando il passaggio di informazioni, da uno a otto circa.

Da qui crediamo che l'abbattimento in ambito cittadino e la caccia oltremodo spinta, possono non essere considerati neanche un deterrente, ma casomai una criticità aggiunta, un'ipersoluzione senza progressi reali.

Consideriamo invece quanto poco sopra descritto come scenario su cui in tempi brevi pianificare una possibile soluzione. Indivuati in periodo di quiete i "corridoi olfattivi" si puo ricreare a monte di questi l'ambiente adatto a dispensare le risorse necessarie agli animali, rinnovando le varietà arboree presenti, così come la vegetazione e il terreno nel suo insieme. 

Essendo queste aree rurali in parte di proprietà pubblica ed in parte privata, è possibile ricorrere alla normativa già esistente rispetto agli obblighi della Proprietà agraria, così come con la recente Legislazione sul lavoro di Comunità o di Prossimità è possibile, oltre che creare una piccola economia di prossimità, pianificare i modesti interventi necessari per rendere questi terreni, queste aree, utlilizzabili come "dispenser" naturali di risorse alimentari.
Questo lavoro permetterebbe ai branchi di ungulati, di trovare dalla primavera all'autunno cibo in abbondanza e di facile accesso in aree ancora periurbane o extraurbane, agli esordi lo si puo ulteriormente incentivare con contributi pianificati.
Ciò permetterebbe altresì di ottimizzare le risorse della ex Provinciale,monitorando facilmente e controllando così la popolazione animale presente.

Una fase dell'intervento cmq prevede di utilizzare deterrenti acustici, visivi, fisici, per disincentivarte la migrazione estiva dell'animale. 
Avendo noi individuato da tempo i "passi" utilizzati, ed essendo memorizzati e riproposti la stagione seguente dal cinghiale, su questi corridoi si puo agire limitando gli sforzi, con le competenze ancora in essere negli operatori el settore. 
 L'indole opportunistica dovrebbe convincere l'animale a non rischiare di scendere a valle.
Resa difficile la discesa a valle e reso accessibile il cibo a monte, nel giro di una generazione dovrebbe modificarsi la strategia alimentare degli esemplari presenti nel territorio circostante.

Inoltre crediamo che una sperimentazione si possa fare a bassissimo costo ed in una zona circoscritta, quale il territorio inurbanizzato e le arre rurali confinanti il nostr Municipio, considerando la stanzialità dei branchi, dovrebbe dare risultati in breve tempo.
Le risorse economiche pur di modeste dimensioni, dovrebbero essere a carico degli Enti a cui è stata accorpata la competenza Provinciale sul Territorio, Regione e Città Metropoitana, dunque. 

Si tratta di spendere quello che vorrebbero spendere in battute di caccia urbane, costosissime, solo si tratterebbe di spendere con piu buon senso, rendendo un apparente criticità un opportunità per creare lavoro e qualità di vita.

GiuseppePittalugaPRCbassaValBisagno.
"intuizione ed elaborazione a cura del CircoloPrcBianchini"

sabato 29 ottobre 2016

Ungulati e Urbe, ancora in conflitto.

(...ma perche poi mi volete abbattere a tutti i costi?!)


Commissione Municipale Tematica:
Ungulati e Urbe, criticità riscontrate e soluzioni previste.

(previo ns emendamento: non solo di cinghiali si deve trattare, giacchè anche il capriolo ha il suo perchè, approvata al grido "i caprioli sfondano i cofani saltandoci sopra..") poi si inizia "seriamente".

Dopo un estate ricca di avvistamenti ed incontri del terzo tipo con l'ungulato più rappresentativo del carattere regionale, il cinghiale, e del conseguente dibattito cittadino sul tema, ci vediamo costretti ad affrontar come Istituzione Municipale il problema, almeno per dare risposte agli Abitanti, umani, che chiedono chiarimenti su questo nuovo fenomeno migratorio estivo, accresciuto nel'ultimo biennio.


Alla presenta del Sig Merella per la Regione, del Sig Fossati per la Polizia Municipale, del Sig Maccaro per la Città Metropolitana, il Presidente di Commissione presenta il tema, indicativamente con due sue visioni parallele della questione: 

"...I cinghiali sono un rischio per gli anziani, soprattutto col cane, tanto che alcuni non escono piu di casa per timore d'incontrarli, e non da meno le difficoltà date dalla pressione di un ambiente animalista che appare abbastanza minaccioso verso l'Istituzione e l'autorità. ..."

Questa impostazione vien subito abbandonata, ovviamente, e l'Agente della Metropolitana spiega che , a loro vedere, la situazione è degenerata per alcuni motivi: 

I palazzi collinari sono limitrofi a boschi e macchia selvatica non antropizzata, inoltre le terrazze sono in abbandono e ricoperte di rovi, questo è propedeutico alla residenzialità dell'animale, che in questo modo non si allontana più dopo il pasto, ma puo rimanere nelle vicinanze adeguando l'esistenza a questo nuovo ambiente semiurbano.
Grandi quantità di cibo abbandonato e facilmente reperibile, si dice che venga anche appositamente sparso, sempre in luoghi (cassonetti e/o discariche abusive) che l'animale opportunista memorizza e ricerca conseguentemente, lui e i suoi figli.
La cattura e l'allontanamento dei soggetti puo avvenire solo localmente, in quanto non è possibile deportare, i capi catturati, altrove. 

Un importante argomento portato all'attenzione della Commissione è la incongruente assenza di qualsivoglia rimpiazzo professionale alle competenze ormai perdute della Polizia Provinciale. E' giocoforza che dopo l'abbandono di interi territori all'inselvaticamento e la mancata tutela del patrimonio faunistico dovuto alla scriteriata decisione di sciogliere l'Ente lasciando scoperte molte utili funzioni, l'equilibrio ottenuto è andato presto degradando, una delle conseguenze è appunto l'approssimarsi del cinghiale alla città senza alcun controllo o deterrente.


Il nodo invece della questione fondamentalmente è l'attuale normativa sul eventuale abbattimento dgli animali rinvenuti in territorio urbano, in città, gtra le case e le Vie. Ed emerge dopo poco.


Infatti si lamenta una Ordinanza Sindacale, della Sindaco Vincenzi, che tutt'oggi regolamenta la questione imponendo l'allontanamento INCRUENTO dell'animale sino al perimetro verde da cui proviene.
Tranne alcune eccezzioni, ovviamente, in cui ammette l'abbattimento in loco dei capi interessati, previo alcuni passaggi fondamentali: avvertire la ASL, x via della questione sanitaria sucessiva all uccisione; avvertire l'Autorità, xchè si attua una sparatoria tra le case ed i CC meglio che lo sappiano; xhe si avverta  credo la Prefettura, in quanto Stato. 
Inoltre si puo procedere quando la bestia candidata è in condizione di non scappare, tra la gente magari, dopo il primo colpo. 
(Sempre che io abbia capito bene, in quanto la faccenda si andava complicando...) 
Del resto, intervenendo, faccio notare che mi sembrano anche norme comprensibilmente vocate alla sicurezza collettiva. 
Scopriamo anche che, al di fuori dei centri abitati, gli esemplari abbattuti quest'ultimo anno sono novemilacinquecento (9500) in tutta la Liguria... ( al che mi sovviene un pensiero, 95mila kg di buona carne selvatica locale, che fine fanno? viene redistribuita al popolo? ma mi tengo per me il dubbio.)

Poi è il turno della Regione. L'annoso problema è degenerato gli ultimi anni e la regione certamente non ha le risorse per risolverlo, le guardie rimaste dalla provincia sono nove (9) per il ns territorio, 22 in tutta la regione, xcui difficile intervenire. Certo si comprendono le difficili condizioni di operatori e di Cittadini coinvolti, infatti è agli atti una recentissima Delibera Regionale che Deroga la precedente rispetto alla possibilità di effettuare una battuta di caccia con i conseguenti abbattimenti in area abitata, precisamente nella selva adiacente a Via Berghini, precauzioni e ottemperanze varie esaudite. 

Convintamente asserisce che cmq è necessario agire sulla prevenzione, come fatto da anni dalla Provincia, ma che la regione non ha personale e risorse.

Arrivato nel frattempo, interviene anche il Pres. di Municipio che precisa come la sua esperienza in Provincia lo rende cosciente di quanto smantellare senza soluzione di continuità quell'Ente è stato deflagrante rispetto a tutte le criticità territoriali/ambientali e di come competenze preziose e investimento in formazione siano state scioccamente disperse. Come dire che, per una volta, sfonda una porta aperta?

Ma a riportarlo nella veste consueta riesce una seconda idea esposta dalla Presidenza, cioè che da tempo ci sia "qualcuno" che sistematicamente attira con cibo messo di proposito, i cinghiali delle colline, Via per Via, passo passo, sino a portarli così in Piazza Martinez, dove ormai brancolano ogni notte, trovandovi appunto i viveri lasciati, appositamente quanto clandestinamente, per loro all'interno del cantiere da mani ignote. 
Potrebbe dunque essere un complotto? mi chiedo tra me e me.

Tornando alla Commissione.

Chiedo se si è tentato in passato di narcotizzare l'animale individuato. Mi si dice che il narcotico adatto non è in dotazione della ASL, bisogna xcio comprarlo, e chi lo paga? inoltre occorre uno strumento adeguato e la competenza ad agire. Entrambi le cose non sono in organico dei nostri agenti di Polizia Municipale, unici di fatto ad intervenire appresso all'avvistamento.

Infatti così mi spiega il Comandante VVUU, precisando che di fatto dopo l'abolizione della Provincia esiste un conflitto di competenze tra gli Enti Regione e Comune rispetto a queste pratiche, così come una vecchia normativa su caccia e pesca non aiuta di certo non prevedendo queste situazioni.

Solo è, continua, che la Formazione necessaria al personale della Municipale in sostituzione di quello della Provinciale ed in ausilio dei nove Agenti rimasti in opera, occorre di investimenti e tempi medio lunghi, così di fatto gli operatori ad oggi vengono lasciati senza protezione nella confusione normativa e nell'incertezza di un agire non protocollato nè strutturato.
Questo è sicuramente condivisibile e le tutele dei lavoratori non vanno prese alla leggera, ma ciò viene imputato dal Comandante, a mio vedere un po arbitrariamente, alla Delibera Vincenzi, che andrebbe modificata strutturalmente in senso liberatorio, senza dover ricorrere a deroghe specifiche per agire nel abbatimento dei capi selvatici intercettati in città.

Alla domanda sugli abbattimenti già realizzati, mi si racconta di come il tentativo di accompagnare un esemplare sino al Righi nel Peralto, sia stato condotto dal Comandante armato di ramoscello in persona. preceduto e seguito da due moto/lampeggianti della Municipale, e di come, quasi giunti alla meta, l'animale si sia imbizzarrito ed abbia morso un Agente, costringendo la pattuglia a fare fuoco ed annientarlo. L'altro episodio è quello riportato dai giornali, in una Villa privata.


Di nuovo alla domanda su quante Deroghe all Ordinanza (come quella per via Berghini) sarebbero necessarie in un anno per fare fronte ai casi piu invasivi, risponde l'esperto della exProvincia sostenendo che un paio forse tre, dovrebbero bastare; visto che queste avvengono su proposta del 112 e non hanno controindicazioni a patto che sia possibile delimitare l'area di battuta, potrebbero semplicemente risolvere il problema, mantenendo l'attuale Normativa.
Sempre che il "problema" lo si voglia affrontare con gli abbattimenti.

Si, perchè a me il fulcro di tutto sto confronto durato due ore e mezza mi pare essere la presunta necessità, il malcelato bisogno, come fosse un placebo per rilassare gli animi su un tema ansiogeno, dell'utilizzo delle armi da fuoco e da caccia. L'atavico desiderio del umano cacciatore di trovare una preda da sacrificare in un bagno di sangue. Forse se tra gli esperti ci fosse stata una donna, sarebbe stato bilanciato.


Non si sono sentite proposte alternative, ne pratiche o metodi magari utilizzati altrove, che ne so, qualche esempio virtuoso di lotta al animale silvestre infiltrato nelle città esisterà pure... il Canada ha i procioni, l'India le scimmie, Yellingstone ha l'orso Yoghi, ci saranno sperimentazioni su come allontanare ste bestie... A noi non sono state esplicate, forse non son state neanche considerate dagli esperti locali.

Infine, mentre si conclude il lungo incontro informativo, qualcuno ha ancora qualche domanda collaterale, i Consiglieri Commissari appaiono soddisfatti delle info ottenute, e nessuno pare critico, tranne il PRC, almeno su alcuni aspetti.


Noi, pur comprensivi di tutte le posizioni e le riserve espresse dagli attori di questo canovaccio, non siamo poi tanto d'accordo. Vero che la situazione richiede anche tempestività, ma vediamo ancora un pensiero guida a senso unico che non permette di volgere lo sguardo altrove, con un po di coraggio e trovare altre soluzioni.


Rifondazione Comunista ha una proposta alternativa, elaborata grazie all analisi scientifica dei dati e delle condizioni, dal punto di vista popolare e pragmatico, con soluzioni comprensibili dal senso comune della giusta misura e soprattutto propedeutiche ad una buona qualità di vita quotidiana per tutti, umani e ungulati.


Una volta esposta alla Commissione la nostra elaborazione sia pur in sintesi, entrambi gli operatori della exProvincia si sono mostrati interessati, rimanendo d'accordo che verificheranno sulla sintesi della ns proposta, la possibile realizzazione in prospettiva.

Il Consiglio di Ottobre NON si tiene, perciò si ci incontrerà il mese prossimo, novembre.


Dal Municipio BassaValBisagno

Capogruppo Prc/FdS Giuseppe Pittaluga

((La proposta del PRC sulla questione Ungulati in Città, nel post seguente))









venerdì 7 ottobre 2016

ONPI, quale futuro?



Quezzi. Ex ONPI.

Proprietaria attuale Arte, Burlando in Regione parlava di tre milioni di finanziamento europeo x ristrutturazione a scopo residenziale. 
E anche se Toti non ne fa menzione potrebbero davvero esserci. Nel caso...

Questo puo voler dire: 

Un centinaio di appartamenti, con relativi residenti, poniamo 250 persone, con le esigenze dei nuclei famigliari rispetto ai servizi e alla logistica, con potenziali 200 mezzi privati tra auto e moto, che oltre ad aver diritto al parcheggio avrebbero anche quello alla viabilità.
Un contributo notevole alla densità abitativa di un quartiere che già batte dei record su questo tema. Un apporto che ne moltiplica le criticità.
(...nel mentre a Genova sono migliaia le case vuote, e il Comune ti fa lo sconto se ti metti a posto da te l'appartamento, almeno poi te lo puo affittare)

Oppure.

Mini appartamenti a prezzo agevolato per la popolazione studentesca che per abitare a Genova paga uno sproposito a locatori privati e al sommerso del settore che agisce disincentivandone e rendondone onerosa la scelta, mentre la Città di fatto offre ancora un sistema universitario che attira studenti da tutta Italia. 
Gli studenti si muoverebbero con mezzi pubblici incrementandoli, e peserebbero in misura minore sull'area di residenza rispetto allo spazio e al tempo in cui verrebbe di fatto utilizzata.

Oppure.

Appartamenti sociali ad uso temporaneo, adeguati a chi deve sostenere qualcuno ricoverato a genova, proveniente da fuori città, a chi ha difficoltà abitative dovute ad emergenze ambientali, e a situazioni comparabili a queste, con un incisività sull'abitato circostante cmq minore dei tradizionali nuclei residenziali permanenti.

Oppure.
Le due soluzioni di cui sopra possono condividere la struttura, insieme a realtà Comunitarie, quali case famiglia per minori, appartamenti protetti, inserimenti abitativi. 
Inglobando nell'edificio anche plessi scolastici come l'asilo nido e la materna.

Trovando funzionale a cio' anche la costruzione limitrofa, proprietà del Comune, che potrebbe diventare un presidio sociale di riferimento locale, dove allestire Let e simili. O semplicemente la sede di una P.A. locale.
I giardini, invece del Municipio, rimarrebbero come piccolo parco, utile sfogo e area di passaggio pedonale.

Oppure: 
abbattere tutto e fare un polmone sportivo e ludico x il quartiere e non solo.

Le possibilità e le opzioni spesso sono maggiori di quello che ci viene proposto come unica soluzione, dipende da che direzione vogliamo prendano le cose, per non doverne poi subire le conseguenze. 
Trasparenza e partecipazione popolare, sono le condizione in cui esercitare la democrazia.

CapogruppoPRCbassaValBisagno.


domenica 18 settembre 2016

Località Leamara, Quezzi, Genova.


Quezzi, Leamara, Cappella dei Cacciatori, 
sul crinale tra Quezzi e San Eusebio. 
foto primi anni "70...

Attualmente sono in definizione cinque (5) stabili di cui tre a piu piani, una strada che taglia il versante, ed un piazzale park.



Ah, è conosciuto come uno degli ambienti idrologicamente piu fragili.
Mhà.

A questo punto (le foto sono di qualche anno fa) si trovano realizzate cinque edifici, di cui tre a popiu piani, un piazzale asfaltato e una strada scavata a ruspa che taglia trasversalmente il versante...
A sto punto potete leggere la risposta del Comune: lì non sta succedendo niente.
Sigh!


IL PANE QUOTIDIANO, E LE MENSE SCOLASTICHE COMUNALI.


IL PANE QUOTIDIANO, E LE MENSE SCOLASTICHE COMUNALI.
Da qui si voleva partire, per tanti motivi, e perchè è il pane.
Il rifornire le mense scolastiche Comunali è un grande appalto ovviamente milionario, che viene assegnato dal Comune a fornitori specializzati, che si occupano di tutto il necessario alla refezione dei nostri ragazzi.
Un segmento di questa organizzazione riguarda il pane, alimento che quotidianamente deve venir fornito alle Scuole in misura abbondante, per un volume tale che non viene abitualmente consumato completamente, e non puo neppure venire utilizzato il giorno seguente. Inoltre avendo il mercante la necessità di minimizzare i costi spesso la fornitura arriva da località lontane, da grosse produzioni.
A questo consegue un notevole spreco, con necessario smaltimento, della risorsa alimentare.
Partendo da questa situazione di fatto abbiamo elaborato una proposta di sistema indipendente, di percorso pianificato e virtuoso, autonomo dall appalto soracitato e economicamente sostenibile per realizzare alcuni obbiettivi che c sembrano prioritari.
Restituendo all'Ente la gestione dell'intera filiera.
Si potrebbe infatti individuare una centrale di produzione, un forno adeguato, sul territorio Comunale (la Scuola di Panificazione, ad es., la quale potrebbe trarre profitto da un'opportunità simile, pianificare la produzione e investire in formazione), al quale appaltare, direttamente come Ente, la produzione (quintali di prodotto) e con il quale avere un accordo virtuoso legato alla qualità, alle specifiche esigenze e alla biodiversità, in modo da ricevere nelle Scuole un pane di qualità, al quale legare una pratica di Educazione Alimentare interna agli istituti che lo ricererebbero, dove insegnanti preparati avrebbero uno strumento pratico per realizzarla. Sul pane puoi innestare molteplici percorsi educativi.
Il pane ricevuto potrebbe godere di una deroga rispetto alle norme x la refezione essendo inserito in un programma educativo sperimentale, e venire quando ancora intero utilizzato nel pomeriggio (basterebbe che la cuoca tagliasse orizzontalmente, prima, già i tre quarti del panino) e distribuito dalle maestre ai ragazzi, per sostenere una merenda tradizionale con o senza un companatico (preconfezionato, da aprire e spalmare).
E, di nuovo, mantenere una tradizione, sperimentare gusti diversi, utilizzare alimenti invece che buttarli, cambiare il contesto di utilizzo, tutto questo in mano ad una maestra diventa educazione alimentare.
E combatte lo spreco col buon senso.
Probabilmente il pane fornito potrebbe avere cmq delle rimanenze, ma essendo un prodotto di qualità non sono lì per sè un rifiuto, anzi, nel progres dell'iniziativa elaborata il pane avanzato diventa una risorsa, che adeguatamente conservato qualche giorno (in un mobiletto di piccolo volume in plastica elevato da terra, magari nel refettorio stesso) potrebbe divenire alimento per animali di fattoria, accordandosi con alcune Fattorie Didattiche del Territorio che fanno piccolo allevamento, interessate a venirlo a ritirare presso gli Istituti, anche solo una volta alla settimana (il pane secco non implica alcun accorgimento di conservazione, nè controindicazioni x l'ambiente o le persone in cui).
I ragazzi sarebbero direttamente coinvolti sapendo che il loro panino avanzato e conservato nel cassonetto, sarà cibo per delle galline da uova...
Le Fattorie Didattiche interessate al percorso avrebbero, oltre l'onere di ritirare e utilizzare l'alimento, l'interesse ad ospitare le scolaresche in alcune giornate di visita alla fattoria. Visite in cui i ragazzi, insieme alle altre nozioni/emozioni, magari riceverebbero un uovo fresco da portarsi a casa, fatto dalla gallina che si è nutrita anche con i loro panini avanzati (ai bimbi vegani gli si da un pulcino), per fare solo un esempio.
Riduzione dello spreco, qualità dell'alimentazione scolastica, avvio di pratiche sostenibili, educazione alimentare, coinvolgimento del Territorio, sperimentazione di gestione del Bene Comune, sviluppo del economia di prossimità e sinergie locali, sono alcuni degli obbiettivi a cui è propedeutica la nostra elaborazione.
Tutto ciò è stato da me esplicitato come proposta del PRC, circa QUATTRO ANNI OR SONO, in un incontro sulle mense scolastiche, in MunicipioBassaValbisagno, a cui erano presenti l'Assessore Boero, un paio di funzionari, i colleghi Consiglieri Commissari, e io. Effettivamente si sono dimostrati interessati, almeno le funzionarie, ma forse per timore che noi mirassimo a istituire dei bolscevichi "Forni del Comune", ad oggi non se ne è piu neanche parlato.
GiuseppePittaluga PRC Munic.BassaValBisagno

domenica 11 settembre 2016

Giornalacci e giornalini.


Il gg 9 sett 2016, il Sec.xix, nell'enfasi della propaganda xenofoba e allarmista di cui si compiace, ha riportato una NOTIZIA FALSA, in evidenza e inserita a pag.16, in una strumentale escaletion di foto e "notizie" che caratterizza spesso le pagine del quotidiano..

Si scrive a proposito di Quezzi, che "...i residenti sono scesi in piazza e a quel punto il trasferimento dei profughi è stato sospeso..." 
E' FALSO. Punto. Semplicemente una notizia falsa e tendenziosa.

Falsa, xchè la struttura, privata, è stata regolarmente aperta e un gruppo di una ventina di richiedenti asilo sono da tempo presenti (senza alcuna criticità di alcun tipo riscontrata), e l'apertura non è mai stata messa in forse in nessuna delle fasi che ne hanno segnato il progress. 
Anzi: l'intervento sula questione, subitaneo, del PRC (io) ha permesso che tutto si chiarisse in Sede Istituzionale nella normale dialettica di confronto tra cittadini, e nel rispetto dei tempi.

Tendenziosa, xchè inserita tra altre "informazioni" dello stesso tono e decisamente indirizzate ad ottenere una lettura dell'insieme come minimo allarmistica, diventa calunniosa facendo passare la popolazione del quartiere come particolarmente ostile, 
...dando inoltre come sottintesa conseguenza di una protesta xenofoba la, mai avvenuta, sospensione di provvedimenti... e questo magari interessa chi si occupa di "ordine pubblico".

E questo è il maggiore (e unico, sigh!) quotidiano di Genova....
Poveri noi, povera Zena.
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PS ...ancora aggiungo che gli Abitanti di Quezzi han dimostrato, ancora una volta, che questo territorio ha accolto ed accoglie pur tra mille problemi chiunque abbia necessità, solo che forse stiamo imparando a pretender chiarezza, solo che non ci piace esser presi in giro, ne dai politicanti, ne dagli imprenditori, tantomeno da certi giornalisti.

PS2 Giunta sull Anzi: 
se nn si fosse cecati in sta Amministrazio, in qualche modo a sto giro il ns municip ha creato un metodo di incontro confronto, riunendo, sotto FORTE pressione di Rifondazione, tutti gli attori della rappresentazione: 
In Sede Municipae dove in un incontro allargato alle componenti politiche, ai cittadini, al Comitato e soprattutto all'imprenditore in questione, si è mediato tra le parti sino a trovare la quadra per proseguire nel rispetto reciproco e del territorio, una impresa privata che cmq rimane "sociale", con tutte le critiche possibili, e che fatta a modo nell'armonia indispensabile può diventare anche una opportunità, di lavoro e di interesse collettivo. 
Questo, modulato sui contesti, puo essere un METODO per governare le cose, invece di ritrovarsele già fatte....

venerdì 22 luglio 2016

Raccolta Differenziata: ",,la gente non comprende..."



Consiglio di MunicipioBassaValBisagno sul finir di luglio, praticamente monotematico.

Il Piano industriale di AMIU, come già illustrato in altri incontri, prevede una sostanziale crescita della raccolta differenziata a fronte di una prospettiva dettata anche dalla legge indirizzata al recupero delle materie e dei materiali.

L'A.D. di Amiu, invitato in Aula, presenta la cosa nuovamente, ribadendo alcuni concetti base, che cmq non hanno ricadute socialmente considerevoli a prescindere, bensì, come già detto dal prc, questo dipenderà da chi e xchè condurrà questa riconversione, se a farlo saranno la Città e i lavoratori oppure interessi e gruppi privati.
Sappiamo ora che AMIU viene sostanzialmente ceduta al mercato privato, tramite IREN, e dovrà render così conto ad azionisti anonimi, anzichè ai cittadini genovesi, di come e quanto incassa di utile e quanto distribuisce in dividendi, nn tanto invece se riesce e come a coprire un servizio (che andava sotto la dicitura di "Igiene Urbana!) e la sua qualità.

Ora, il nuovo paradigma che regge l'impianto di base della riconversione è che il rifiuto urbano e industriale è fonte di rinnovato reddito dato dalla sua trasformazione in materiale rigenerato o riciclato. Cio comporta assolutamente che alla fonte (dopo l'uso diventa rifiuto) questo venga al piu presto già un minimo differenziato, e che questa selezione cresca nei sucessivi passaggi. 

Nel grosso del sistema la copertura dei costi è garantita dal Decreto Ronchi e la sucessiva creazione del Conai, che prevede un imposta apposita, ma per cio che riguarda le tonnellate di "rumenta" quotidiana e diffusa capilarmente sul territorio urbano prodotta dal "residenziale", e la necessità di recuperarla, allora la faccenda si complica.

"...la gente tarda a comprendere, chiediamo impegno..."

Questo breve passaggio del Amministratore delegato di Amiu, nell'illustrare la criticità prospettata, è chiarificatore a mio parere.
La gente tarda a comprendere... o ha già capito? mi sovviene.
Scusate, ma a me appare evidente che il mio differenziare e dividere, occupare spazi nella mia casa, aderire a orari e rispettare consegne, con tutto ciò che comporta alla mia quotidianità, è funzionale o meglio è fondamentale perchè gli anonimi azionisti possano dividersi degli "utili" a fine anno, costruiti sulla mia produzione di rifiuti consapevolmente suddivisi. 
Inoltre continuerò a pagare una bolletta al mio Comune per il servizio, calcolata proprio in base alla quantità di materiale prodotto, reso "prezioso" dal mio intervento alla base della catena virtuosa.

Pare che abbiano trovato l'ennesimo sistema per estrarre plusvalore dalla nostra attività quotidiana, apparentemente improduttiva. Hanno trovato il modo di farci lavorare gratis qualche minuto tutti i giorni per Iren e i suoi azionisti.
Siccome siamo tardi e non capiamo come il "mercato" possa regolare x bene l'universo intero, allora è necessario che qualcuno, molto vicino a noi, ma che aderisca al progetto, ci suggerisca e ci guidi sulla strada opportuna, quella che vien bene per ottimizzare il profitto.
Qui entra in gioco il ruolo fondamentale del Decentramento.
L'Azienda chiede una serie di collaborazioni e sinergie ai Municipi e alle loro competenze, per coinvolgere e convincere gli Abitanti ed ottenere una decente percentuale di raccolta, che verrà misurata in "materiale" suddiviso, il tutto in buon stile "governance", soft e convincevole, contando appunto sulla "prossimità" del miniPalazzo ai cittadini, al quartiere...

Ovviamente se Amiu e il suo moderno Piano Industriale fossero destinati alla Città, divenissero un BeneComune la cui gestione fosse Pubblica e trasparente e la conduzione condivisa con i lavoratori, allora l'Istituzione di Prossimità sarebbe sì legittimata, anzi doverosamente coinvolta, nella propaganda e nell'affermazione diffusa della "raccolta differenziata" e di cio che ne consegue...
Ma così non è.
Allora i Municipi vengono così a trovarsi nella posizione in cui il lavoro e l'impegno a definire comportamenti e norme su di un territorio obbediscono anche a logiche ed interessi economici privati.
Almeno dal punto di vista etico, quella dell'Istituzione di prossimità, è una posizione ambigua.

Questo a me pare che si sia prospettato, questo mi pare si richieda alla Istituzione del Municipio, seppur con la miope scusante della promiscuità pubblico/privato, non piu sostenibile, e l'illusione del mondo pulito grazie ad un gesto responsabile... 
Se così fosse allora, Azienda ed azionisti, riconosceteci questo gesto, che se vale ha un valore economico, monetizzatelo, e se volete la nostra "rumenta" già bella divisa, pagateci, in qualche modo. 
Allora magari collaboreremo.

Diversamente restituiteci tutto, che è tosto l'ora, sapremo noi dar il giusto ed equo valore alle cose.